E intanto i banchi erano riforniti di verdure sempre fresche; i compratori facevano cerchio, e qualche volta dovevano aspettare il loro turno per essere serviti.

Anche Lodovico si svegliò pel rumore della folla e per lo scroscio della fontana, raggiunse Valentina sul balcone, e stette con lei ad ammirare lo spettacolo nuovo.

— Pare una festa di carnevale, — disse Valentina. — Così dovevano essere le feste che in antico si facevano in onore di Cerere e Pomona, e non si crederebbe che questa festa ogni giorno si ripete e si rinnova.

— Quanto è diverso da tutti i mercati che abbiamo veduto! Dove si trova un insieme più pittoresco? — disse Lodovico, — non è possibile confonderlo con altri perchè è unico. Quante volte l'ho veduto nei miei sogni! — E sì dicendo stava estatico e meravigliato ad ammirare il palazzo Maffei laggiù, incoronato di statue, severo, maestoso, che pareva osservare la folla plebea, quasi a distanza, e gli affreschi delle case de' Mazzanti, sorridenti ai raggi del sole che li illuminavano, e tutte quelle case di stile e forma diversa che mostravano il gusto e i bisogni di secoli differenti. — Quanto è bello! — esclamò, — e quanto mi pare più gaio della monotona linea delle nostre case di Torino.

Poi sentirono il bisogno di muoversi, di scendere in mezzo a quella folla festosa, tanto più che Lodovico voleva uscire per andare a vedere la casa del nonno.

Scesero, chiamarono Giulia che li aspettava per accompagnarli, e poi si cacciarono in quel labirinto di banchetti sotto gli ombrelloni, dove si divertirono nell'udire parlare un linguaggio quasi sconosciuto, ma molto espressivo.

Giulia conosceva tutti i venditori e dava delle spiegazioni.

Essa comperava sempre dalla signora Nene; aveva gli erbaggi più freschi e la frutta più scelta; altri, specialmente gli uomini, preferivano fermarsi dalla bella Rosina perchè aveva occhi che mandavano lampi.

— Dov'è, dov'è? — chiese Valentina, — voglio vederla.

— Eccola, — disse Giulia.