Lodovico non parlava, aveva il cuore che pareva gli scoppiasse, teneva Valentina per mano, stretta come in una morsa di ferro.

Valentina era trepidante. Nessun ricercatore di città sepolte avea mai provato il sentimento d'aspettazione ansiosa che essa provava in quel momento. L'operaio salì recando in mano un teschio.

— Dio mio! — esclamò l'oste, — altro che tesori!

— Ancora, ancora, — disse Lodovico, — scendete, portate il resto, ci dev'essere un altro teschio e poi altre ossa ancora, due scheletri ci devono essere.

— Siete forse un mago? — disse l'oste, — ma che cosa avverrà? crederanno che qui sia stato assassinato qualcuno e la mia bottega ne scapiterà.

— Non temete, — disse Lodovico, — questi scheletri son là sepolti da cinquant'anni; nè voi nè io eravamo nati in quel tempo.

— E come fate a sapere?

— Non so, mi son fatto un sogno.

Altre ossa erano uscite dal sotterraneo, poi carte, pezzi di giornale e l'involto di tela ammuffito: erano due scheletri come aveva detto Lodovico, però gli operai dicevano di dover dichiarare all'autorità la scoperta fatta.