— Ma e come può aver conosciuto un fatto accaduto molti anni prima della sua nascita? — chiese Giulia.
— È questa la prova della mia teoria, — disse Valentina, — i centri cerebrali impressionati da un fatto atavico. Egli non vide nè seppe nulla, ma sua madre bimba di quattro anni è stata testimone inconsapevole della scena, che non poteva comprendere, ma che s'è infissa nel cervello infantile incancellabilmente e forse sarà stata un'ossessione per tutta la sua esistenza; quell'immagine l'ha trasmessa nel cervello del figlio, dove non si sa in che modo si è mutata in incubo opprimente.
— Quante cose sapete, — disse la zia Teresa. — Se poteste guarirmi!
— Tenteremo un po' d'elettricità, — rispose Valentina, — insegnerò a Giulia a dare la corrente e potrà portare un po' di calore e di vita alle membra intorpidite: ciò vi recherà certo qualche sollievo.
Poi parlarono del passato e del modo di ottenere il permesso per poter dare sepoltura alle ossa dissepolte. Giulia aveva molte conoscenze fra gl'impiegati del municipio e se ne sarebbe incaricata con tutto il piacere per essere utile ai cugini pei quali incominciava a sentire un po' di simpatia.
Con quei discorsi era già passata l'ora in cui la zia Teresa soleva coricarsi, e Valentina si alzò per salire al suo appartamento affinchè la vecchia potesse riposare.
Data la buona notte, raggiunsero le loro stanze, ma non avevano voglia di dormire; erano troppo eccitati dagli avvenimenti della giornata e avevano la mente infiammata e rigurgitante di pensieri e d'imagini.
Apersero la finestra e uscirono sul balcone per respirare l'aria fresca della notte.
La piazza era deserta e silenziosa; la colonna col leone di San Marco e Madonna Verona e il capitello veneziano s'ergevano in mezzo all'ombra come fantasmi. La luna presso al tramonto mandava una luce diafana e pallida, rischiarando un angolo della piazza.