Nessun essere vivente rompeva quel silenzio solenne. La città vetusta era immersa in un sonno tranquillo.
Valentina e Lodovico godevano quella tranquillità, riposavano da una giornata piena di avvenimenti e respiravano con voluttà l'aria fresca che pioveva come una carezza sulla loro faccia infocata.
Parlavano del solito argomento di quella giornata memorabile e della tomba che dovevano erigere alle vittime della tragedia passata. Essi decisero per una semplice arca di marmo che racchiudesse tutti e due gli scheletri e sopra scolpire semplicemente il verso: Amor condusse noi ad una morte, senza nome e senz'altra indicazione.
Forse avrebbe colpito l'imaginazione di qualche anima innamorata e sarebbero venuti a visitare la tomba misteriosa come ad un pellegrinaggio o come andavano a quella di Giulietta. Poi trovavano che come le frutta della terra, l'amore in quella città doveva essere più intenso; anche a loro pareva di amarsi meglio là in quella quiete, in quella piazza addormentata, vedendo disegnarsi nell'ombra la casa dei Capuleti. Si tenevano abbracciati come se fossero nel primo giorno del matrimonio e parlavano incessantemente facendo progetti per l'avvenire.
Dovevano tutti e due lavorare con tutte le loro energie per inalzarsi sopra la moltitudine, lasciare una traccia luminosa nella scienza ed essere degni l'uno dell'altro. Egli avrebbe voluto coll'elettricità tramutare la faccia del mondo, e lei colla scienza sollevare l'umanità sofferente. Egli confessava che il suo per Valentina non era soltanto amore, ma ammirazione, dopo che essa era stata tanto chiaroveggente; gli pareva d'aver accanto un essere superiore e n'era orgoglioso e avrebbe voluto che tutti s'inchinassero ad adorare la sua Valentina.
Erano in quello stato estatico che fa dimentichi di tutto e di tutti; furono scossi da un rintocco che partì dall'orologio della torre dei Lamberti e si sparse nel silenzio della notte come una sfida; tacquero, trattennero il fiato per contar l'ora.
Uno, due, tre, quattro.
I due giovani si guardarono in faccia esterrefatti. Un solo pensiero attraversò il loro cervello. Erano proprio le quattro, l'orologio dovette ribattere i rintocchi perchè ne fossero persuasi. Già da due ore l'ora fatale era passata e Lodovico per la prima volta non aveva avuto la crisi del male.
Non trovarono la voce per esprimere il loro pensiero, tanta era la commozione che provavano nell'anima; ma si gettarono nelle braccia l'uno dell'altro colle lagrime agli occhi.
La malattia era vinta inaspettatamente, la sorpresa era stata troppo imprevista e la gioia tanto grande che quasi la sua intensità diventava una sofferenza. Quando potè parlare, Lodovico chiese a Valentina: