Uno dei miei più grandi godimenti era sull'ora del tramonto passeggiare in riva al mare ed ascoltare la voce delle onde che pareva mi recasse notizie di paesi lontani e sconosciuti, oppure guardare in alto le nuvole che spaziavano sul cielo infinito. Era uno spettacolo che si rinnovava ogni giorno e pel quale provavo un'attrazione invincibile.

La spiaggia era spesso popolata, i monelli giocavano colla sabbia e coi sassi, i marinai e i pescatori fumavano la pipa discorrendo e guardando il cielo, facendo pronostici sul tempo, le donne formavano gruppi chiacchierando, io lasciavo dietro di me la parte popolata e seguendo la curva dove il mare forma un'insenatura, andavo verso Santa Margherita dove la spiaggia era più solitaria e il verde delle piante la rendeva più fresca e più ombrosa.

Credevo esser sola a fuggire la gente, ma m'accorsi di un giovane che, come me, cercava la solitudine e contemplava il mare infinito.

Non lo conoscevo e non potevo distinguerlo a quella luce crepuscolare, ma quasi involontariamente ci si trovava accanto e ci si sentiva attratti l'uno verso l'altro da una forza misteriosa. Non era uno dei soliti romanzi d'amore, ma una forza fatale irresistibile che avevamo nel nostro organismo e dominava i nostri movimenti; era come se una nota identica si ripercuotesse nel nostro cervello, come se ci unisse una corrente elettrica, una cosa invisibile ed impalpabile, che sfuggiva ai nostri sensi, al punto che sentimmo l'effetto di questa attrazione senza esserci nè veduti nè parlati.

Non avevamo bisogno di parlare: i nostri pensieri si comunicavano direttamente e sentivamo le vibrazioni delle nostre anime.

Un giorno, non so per qual ragione, ci scambiammo qualche parola, ma quasi inconsapevolmente, come se non fosse cosa nuova e ci fossimo sempre parlati.

Seppi che anche a lui era morto il padre, aveva dovuto interrompere gli studi e viveva colla madre modestamente e quasi una vita di stenti; la rassomiglianza della nostra sorte, ci unì maggiormente e si divenne amici.

Era un nuovo godimento per me ritrovarlo tutte le sere presso la spiaggia al posto consueto; si facevano lunghe passeggiate senza parlare, ci si sentiva vicini, legati dal filo invisibile che univa i nostri pensieri e non si chiedeva di più.

Quando penso alla voluttà di quei lunghi silenzii pieni di gioia, più deliziosi di ogni conversazione, mi par di aver vissuto una vita anteriore assai diversa da quella in cui viviamo. Le nostre passeggiate continuarono in silenzio per qualche mese, ma era troppo grande la nostra felicità, non poteva durare; noi non ci curavamo di nessuno, invece la gente oziosa che stava sulla riva del mare si occupava di noi e incominciò a mormorare dei nostri ritrovi innocenti, e quelle chiacchiere giunsero all'orecchio della mamma, che mi proibì di avvicinarmi a Federico; era il nome del mio giovane amico.

Sarei morta piuttosto che rinunciare alle mie passeggiate sulla spiaggia e sentiva di odiare quelle stupide persone dalle lingue venefiche che s'immischiavano nei fatti miei; per ubbidire alla mamma, tentai di sfuggire il mio amico e cambiar direzione alla passeggiata, ma il potere d'attrazione che avevamo in noi, era più forte, e ci si trovava vicini involontariamente. Senza parlarmi, egli indovinò tutto, e dopo un lungo silenzio mi prese la mano e mi disse: