Ma passavano le settimane e i mesi e restava sempre a quel posto con una paga meschina e vedeva dileguarsi i sogni che aveva fatti.
A me bastava vederlo tutte le sere e aspettavo pazientemente, egli invece non era contento, voleva correre e non avanzare a passi di lumaca; era impaziente di riuscire.
Una sera, prima ancora che parlasse, avevo indovinato il suo pensiero, e tremavo che me lo comunicasse. Cercavo di distrarlo facendogli osservare l'effetto della luna che sorgeva dal mare e le onde che mandavano sul lido sprazzi lucenti, ma egli voleva dirmi quello che gli pesava sul cuore, era inevitabile.
Disse che bisognava armarsi di coraggio e dividerci per qualche tempo se si voleva poi unirci per sempre.
In Italia non v'era nulla da fare; avrebbe sciupate le sue energie in sforzi inutili, sarebbe riuscito a guadagnare a mala pena abbastanza per vivere da solo; suo fratello, partito per l'America in cerca di fortuna, era sulla via di trovarla, aveva molte imprese ben avviate e lo invitava a raggiungerlo e ad associarsi ai suoi affari. Questa proposta giungeva in buon punto: era deciso ad accettare, certo di poter in pochi anni guadagnare tanto da offrirmi una fortuna e vivere sempre con me.
Mi sentivo un gruppo alla gola e non potevo rispondere.
Egli mi teneva stretta per mano senza dir nulla, ma indovinavo l'ansietà del suo cuore.
Era un silenzio pieno di dolore e lo ruppi per dirgli:
— È giusto, non voglio essere d'ostacolo alla tua fortuna. Parti pure.
— Staremo divisi soltanto qualche anno, — disse. — Che importa? noi saremo sempre uniti col pensiero, nemmeno la distanza riuscirà ad affievolirlo. Sapessi come lavorerò con coraggio, pensando che ogni giorno mi avvicinerà a te, diventerò avaro per accumulare ricchezze e farti felice.