— No, — diss'io, — mi basta una piccola casa; la mia ricchezza sarà esser vicino a te, ti supplico solo di ritornare presto.

Quando la partenza fu decisa, non mi pareva di viver più, pensando al giorno in cui mi avrebbe lasciata; non ne parlavamo mai, ma ci pensavo sempre e sentivo che si avvicinava troppo in fretta. Una sera ebbi come un presentimento e gli dissi:

— È per domani, non è vero?

— No, — rispose, — non crucciarti, ci vedremo ancora.

Egli mentiva, ed io lo sapevo; ma non dicevo nulla; però quella sera non potevo staccarmi da lui e tutto mi serviva di pretesto per indugiare. Ci sono momenti che si vorrebbero eterni, eppure passano con una precisione inesorabile.

Non l'ho più riveduto; aveva mentito per risparmiarmi lo strazio dell'ultimo saluto.

Fu un vero schianto per il mio povero cuore; ma sentivo che una parte di me era sempre in comunicazione con lui, quella parte che vibrava nel nostro organismo come congiunta da un filo invisibile; era come se lo vedessi e lo seguivo nel lungo viaggio attraverso il mare, poi lo vedevo slanciarsi nella vita operosa, lavoratore instancabile, impaziente di riuscire.

Mi scriveva spesso, ma le sue lettere non mi recavano nulla ch'io non indovinassi, solo mi assicuravano del suo amore costante.

Continuavo ad andare la sera come al solito in riva al mare e imaginavo che l'onda che lambiva la riva, mi recasse il suo saluto e lo vedevo sulla riva d'un mare lontano pensando a me, poi seguivo il volo degli uccelli, il cammino delle nubi, avrei voluto anch'io volare, andar a trovarlo.