Guardava ogni tanto lungo la via per vedere se scopriva qualche cosa d'insolito; quasi senza volere uscì dal cancello e s'avviò verso l'approdo dei piroscafi; vide in distanza un punto nero e il cuore cominciò a palpitarle fortemente, quando s'accorse che quella cosa nera era un automobile; ma la macchina passò via rapidamente rumoreggiando fra un nuvolo di polvere, non potè conoscere le persone incappucciate che stavano dentro, ma non era suo marito, perchè passarono davanti al villino delle rose senza fermarsi; ogni punto nero che vedeva sulla strada maestra credeva che fosse un messaggio, e quando incontrò il fattorino telegrafico che le mise in mano un dispaccio, non volea credere che fosse diretto a lei, e quasi paralizzata e tremante, stette qualche secondo prima d'aprirlo. Portava la firma del marito e diceva queste precise parole:

«Sfuggito miracolosamente a grave pericolo, leggermente ferito, ritorno in giornata; aspettami a casa.»

Diede un sospirone di sollievo; era vivo, ritornava, e ciò le bastava. È vero che diceva d'essere ferito, ma se aveva potuto mettersi in viaggio, la ferita non dovea esser certo grave; dopo tante ore d'inquietudine si sentiva quasi contenta, però si confermava nell'idea d'aver una fibra sensibile nel suo organismo, che l'avvertiva di quello che accadeva alle persone lontane che aveano un senso in corrispondenza con lei, ed era impaziente di vedere il dottore incredulo per mostrargli come fosse stata ragionevole la sua inquietudine. Venne infatti come le avea promesso, ed essa gli mostrò il telegramma tutta trionfante.

— Aveva ragione, — disse, — era successo qualche cosa, fortunatamente nulla di grave, si capisce. È un fatto che mi fa pensare; questa vibrazione che da un cervello corrisponde in distanza con un altro, come col telegrafo Marconi, è uno studio che voglio fare e forse mi aiuterà nella mia carriera. Intanto mi inchino alla sua superiorità.

— Non ci tengo, anzi, chiedo la guarigione; il mio è un male terribile; basterebbero a provarlo le sofferenze della notte passata.

— In ogni modo è una sensibilità raffinata di cui può andare orgogliosa, forse è un senso che tutti possediamo in embrione e colla civiltà e il progresso si educherà e diverrà più forte; ci si avvia, cara signora, ad essere degli strumenti elettrici; non so se sarà un bene o un male.

— Un male, un male, — disse la signora Ivaldi, — è certo che le nostre sofferenze saranno moltiplicate, io ne so qualche cosa.

— Ebbene, che cosa importa, — soggiunse il dottore, — se l'umanità potrà averne vantaggio?

— Ed io sarò stata fra le prime?

— Sì, fra gli eletti, come i profeti e i veggenti dell'antichità; anch'essi avevano qualche cosa di più raffinato, che forse avrà dato loro delle sofferenze ma di cui dovevano andare orgogliosi.