— Senta, dottore, — rispose la signora Ivaldi, — quand'è così, la cosa dovrebbe essere più completa; questa vibrazione dovrebbe esser perfetta in modo da poter corrispondere come col telegrafo; io soffrivo perchè avevo la sensazione vaga che qualche accidente era avvenuto a mio marito e non sapevo quale; ora lo so e sono tranquilla.
— Le ripeto, — disse il dottore, — bisognerà educar bene questo senso in modo che due persone che si amano possano corrispondere concentrando il pensiero e rendendolo più intenso, trasmetterlo a distanza; siamo nel secolo dei miracoli e ci arriveremo.
La signora Ivaldi pregò il dottore di tenerle compagnia e far colazione con lei per aspettare l'arrivo del marito, che avrebbe avuto bisogno subito delle sue cure. Egli acconsentì e tutti e due si sedettero nel pomeriggio sul terrazzo aspettando. Sarebbe arrivato in carrozza, sul piroscafo, in automobile? Non sapevano, e guardavano il lago e la strada maestra passando il tempo chiacchierando di tutte le cose ignote, di tutti i misteri che sarebbero un giorno venuti alla luce.
Una carrozza intanto salì lentamente il pendìo che conduceva alla villa e interruppero il discorso per incontrarla. Era il signor Giorgio Ivaldi che arrivava, ferito più di quello che la signora avesse creduto. Avea un braccio fratturato e stretto in un apparecchio; la testa contusa e bendata.
— Giorgio! — esclamò la signora Carlotta, abbracciandolo colle lagrime agli occhi.
— Calmati, non è nulla, — disse il signor Ivaldi, e volle fare uno sforzo e scendere dalla carrozza senza aiuto.
Volea camminare, ma il dottore lo consigliò di mettersi a letto, dopo la fatica del viaggio e il colpo ricevuto. La signora Carlotta lo interrogava e gli diceva:
— Lo sapevo prima del tuo dispaccio, sai; l'ho sentito, è stato ieri alle dieci: è tutta un'eterna giornata che soffro. Ma come è avvenuto?
— Come avviene sempre in simili casi; si va avanti eccitati dalla corsa, non si vede la strada, è una vertigine, tutto andava a gonfie vele, ero sul punto di vincere, la mia macchina è andata contro un albero, si è sfasciata, quasi soffocandomi sotto il suo peso e slanciando lontano il macchinista.
— È morto? — chiese la signora Carlotta.