— No, è rimasto all'ospedale in cattivo stato, peggio di me, ma mi assicurano che guarirà bene; io ho preferito venire per non farti rimanere inquieta.
— Hai fatto bene, ho sofferto tanto che avevo bisogno di vederti, ma io spero ti sarà passata la manìa automobilistica.
— Tutt'altro! Sono impaziente di guarire per ricominciare; soltanto ti prometto d'essere più prudente la prossima volta, poi voglio una macchina più perfetta; ho già nella mia testa un congegno che avviserà quando si avvicina ad un ostacolo; mi farò dare il brevetto.
— Ricordati però, — disse la signora Carlotta, — che non ti lascerò più andar solo; meglio sfracellarsi in un precipizio, che soffrire le torture di ieri; preferisco esser con te al momento del pericolo e non sentirlo a distanza.
— Tanto meglio, — disse il signor Ivaldi, — fra un mese il mio braccio sarà guarito, la mia macchina sarà perfetta e avremo acquistata una nuova socia nel club degli automobilisti.
— Senza contare, — disse il dottore, — che io avrò studiato un nuovo caso di telepatia che farà forse progredire la scienza e mi aprirà le porte dell'Università.
— Allora se n'andrà lontano? — chiese la signora Carlotta.
— Forse, ma spero che mi accoglieranno sempre come ospite al villino delle rose.
— E diventerà nostro compagno di automobilismo, — disse il signor Ivaldi.
— Tanto più, — soggiunse la signora Carlotta, — che con questo sport moderno, c'è spesso bisogno del medico.