— Sapete, — disse, — Ugo arriva questa sera, mi raccomanda il suo minerale, ha dovuto raccoglierlo con gran fatica e pagarlo caro.

— Bene spesi quei denari, — disse la signora Savina.

— Pare sulla via d'una grande scoperta, — soggiunse la signorina, continuando il suo discorso.

— Ecco un'altra allucinata, — borbottò Savina rivolta al marito, — tutti e due della medesima razza.

La giovane finse di non udire quelle parole e, vedendo Mario che continuava a trastullarsi colle pietre, si rivolse all'Arlandi e gli disse:

— Ma, Carlo, perchè permetti a tuo figlio di sciupare quel minerale? Sai bene a che alto scopo deve servire, e poi ha molto valore, lo ha scritto Ugo.

Il signor Carlo andò tosto verso il figlio, lo prese per un braccio, e:

— Via, — gli disse colla voce irritata, — va' a giuocare in giardino, ubbidisci, hai capito?

Il fanciullo si mise a strillare come se l'avessero bastonato, e la signora Savina lo condusse fuori del cortile, dando un'occhiata feroce al marito e alla signorina Giulia, che, come sorella della prima moglie dell'Arlandi, era venuta ad intromettersi nelle loro faccende domestiche.