Giulia crollò il capo in atto compassionevole e disse al cognato:

— Quanto ti compiango! e come devi soffrire nell'assistere al dissidio che continua sempre fra tua moglie e il figlio della mia povera sorella; eppure Ugo è così buono, intelligente e fa onore alla nostra famiglia.

— Tu hai un debole per quel figliuolo, — disse il signor Carlo, — e vai all'esagerazione; non nego che sia studioso, ma finora ha lavorato come un bue, si è sciupato la salute, ha speso una quantità di denaro, e non ha dato nessun risultato. Mia moglie non ha tutto il torto, è un po' provinciale e certe cose non riesce a comprenderle, ma non mi pare che Ugo sia del tutto equilibrato.

— Voi non capite nulla nè l'uno nè l'altra, — disse Giulia. — Sapete che cosa devo dirvi? Che sono sola a comprendere quel figliuolo, e invidio quel suo amore alla scienza, quella sua costanza nel desiderio di riuscire, che se lo lascerete in pace gli apporterà gloria, quattrini e vi farà onore.

— E se non riuscisse a far nulla? — disse il signor Arlandi.

— Non è possibile, ogni fatica deve avere la sua ricompensa; in ogni caso non fa male a nessuno, mia sorella lo ha lasciato ricco e può spendere il suo denaro come gli piace; preferireste che lo spendesse al giuoco o in gozzoviglie? No certo; dunque dà retta a me, guarda le cose come sono e non lasciarti suggestionare da tua moglie, che per lui è una vera matrigna, specialmente dopo la nascita di Mario; ma tu devi proteggerlo, difenderlo, il tuo Ugo, almeno per la memoria della povera Ada che ti ha reso tanto felice.... Via, non commuoverti, ora, cerca di far mettere a posto quel minerale; io vado a casa perchè, se Savina ritorna, non posso tacere.... Verrò questa sera quando arriva Ugo.

Appena Giulia si fu allontanata, il signor Carlo diede ordini ai suoi uomini di portare il minerale nel laboratorio del figlio, che occupava tutta l'ala destra della casa, e stette assorto ripensando alla sua vita passata. Dovea confessare a sè stesso che i più begli anni erano stati quelli che avea vissuto colla prima moglie.

In quel momento, mentre collo sguardo seguiva gli uomini che salivano le scale carichi di minerale, egli ripensava a quei tempi, che gli sembravano tanto lontani ed erano passati per sempre. Egli rivedeva la sua dolce Ada, più mite e timida della sorella, colla faccia da madonnina, che quando la rievocava colla mente ancora gli si inumidivano gli occhi, rivedeva Giulia ch'era allora una bimba e gli riempiva la casa di allegre risate, e si divertiva a far giuocare il piccolo Ugo, minore di lei di pochi anni, che come un raggio luminoso era venuto a rallegrargli l'esistenza.

Giulia era orgogliosa d'essere la zia di quel bimbo roseo e paffuto, dagli occhietti vispi e intelligenti. Essa abitava, col padre, il villino Giulia, diviso dalla casa grande, villa Ada, soltanto da un filare di ippocastani, ma ai tempi del suo primo matrimonio formavano quasi una sola famiglia ed erano sempre uniti ed in adorazione del bimbo.