Quella sera voleva essere amabile, ma si capiva che faceva uno sforzo.
— Buona sera, Carlo, — disse Giulia al cognato, — pare che quel giornale sia molto interessante.
— Leggo per passare il tempo, quantunque non vi sia nulla di nuovo: ma presto Ugo dovrebbe esser qui, — disse guardando l'orologio, — basta che non ci sia qualche ritardo.
— Con queste ferrovie non si è mai sicuri, — disse sentenziando la signora Savina.
Giulia fremeva nel veder Mario che continuava a riempire di sgorbi il volume illustrato, ma non osava dir nulla per non interrompere la pace che sembrava regnare in quel momento in casa Arlandi. Fu il signor Carlo che, data un'occhiata al figliuolo, gli disse:
— Ma che cosa fai, piccolo vandalo? Perchè sciupi quel volume? Puoi ben prendere un pezzo di carta per i tuoi disegni.
— Questo, sai, diverte di più, ci sono le figure e fingo d'averle fatte io.
— Zitti, — disse Giulia, — una carrozza, è lui certo.