Il signor Carlo fece per alzarsi, ma la signora Savina non lo lasciò uscire dalla stanza dicendo che avrebbe potuto prender freddo.

Intanto la carrozza s'era fermata e in un minuto Ugo era fra le braccia del padre.

Era un giovane alto, pallido, snello, colla fronte alta e il volto serio, illuminato da due occhi pensosi.

Quando vide Giulia, le andò incontro colle braccia aperte e la faccia sorridente, poi stese la mano a Savina, che fu molto amabile, come non si sarebbe aspettato. Volle che mangiasse qualche cosa di caldo per ristorarsi e gli fece un caffè forte come piaceva a lui.

Mario gli chiese se poteva regalargli qualcuno di quei sassi belli e lucenti arrivati la mattina, ma Ugo invece aperse la sacca da viaggio, tolse un automobile che montando una molla correva per la stanza con una velocità vertiginosa, lo regalò a Mario e per un momento formò la consolazione di quel bimbo irrequieto.

Ugo s'informò appunto del suo minerale, se era stato messo a posto bene, poi raccontò i suoi viaggi, i suoi studî e parlò d'una scoperta che avrebbe portato la rivoluzione nel mondo.

È vero che molti scienziati francesi se ne occupavano, ma sperava di arrivare prima di tutti e perciò calcolava di mettersi subito al lavoro.

Raccontò d'esser andato sotterra nelle miniere, d'aver visitato grotte profonde e inesplorate, la sua gioia quando poteva trovare un minerale sconosciuto e i tentativi per andare negli abissi più profondi, là dove egli credeva dover esservi l'anima del mondo.

— Perchè non possiamo vivere nelle profondità della terra? — diceva, — perchè vi è una temperatura che ci soffoca ed opprime?

Affermava che il mondo era come un organismo che si mutava e trasformava continuamente, tanto nell'interno come sulla superficie.