Egli avea sentito delle vibrazioni partire dagli abissi profondi e propagarsi per la terra come fremiti ignoti; anche sotterra c'era vita e movimento, le tenebre venivano interrotte da fosforescenze abbaglianti e nel centro della terra c'era non solo il fuoco che squarcia le viscere dei vulcani, ma numerose scintille sparse nei minerali ch'egli volea decomporre e ridurre agli elementi primitivi; avrebbe scoperto quantità infinitesime di nuovi elementi sfuggiti alle masse che dovevano trovarsi nel centro del mondo ed esserne la vita e il calore.
— I popoli primitivi — disse — popolarono di tesori, guardati da esseri fantastici, le grotte e le caverne; noi vi troviamo altre ragioni di vita che forse getteranno nuova luce su fatti che ci sembrano avvolti nel mistero e, invece di gnomi e genietti fantastici, troveremo altri tesori più veri e reali.
— Ah, bello! — interruppe Mario che era già annoiato dell'automobile, — pare un racconto di fate!
— Vedete come è intelligente? — disse la signora Savina, contenta d'interrompere il discorso eloquente di Ugo che l'annoiava.
Quelle parole furono come una doccia pel giovane scienziato, che ammutolì un momento, poi disse, cambiando tono:
— Vi ho forse annoiato, ma quando mi lascio andare ai miei discorsi preferiti non ho misura; continuerò un'altra volta, ora sono stanco ed ho bisogno di riposo.
— Ed io me ne vado, — disse Giulia alzandosi e avviandosi verso l'uscio.
— Ti accompagno, ho bisogno di prendere una boccata d'aria, — disse Ugo, — poi ritorno e me ne vado a letto.
Di fuori la notte era calma, e la luna nuova risplendeva nella vôlta cupa del cielo.
Giulia ed Ugo si fermarono sulla soglia a contemplare la campagna silenziosa.