E si diede a lavare ampolle, preparare acidi, depurare i liquidi coi filtri, verificare il peso dei metalli che voleva adoperare, intanto che la caldaia bolliva ed un vapore umido, oltre che nel fumaiuolo, si spargeva in una nebbia leggiera nel laboratorio.

— Vediamo se è avvenuto qualche cosa di nuovo, — disse Ugo avvicinandosi alla caldaia, ciò che fece pure Vincenzo, lasciando la bacinella che stava ripulendo.

Il liquido era quasi tutto evaporato e il minerale si era trasformato in cristallo trasparente, lucido come pietre preziose.

— Oh bella, — disse Vincenzo, — pare una magìa!

Ma Ugo, che in quella materia cristallizzata riusciva a scoprire tracce luminose, si sentiva battere il sangue dalla gioia come un generale sul punto di vincere una battaglia.

Doveva aspettare ancora per poi trattare quella materia cristallizzata con nuovi reagenti, per liberare quelle particelle luminose che dovevano farlo vittorioso.

Preparava intanto i filtri per i lavaggi, e i tubetti di vetro per raccogliere quei residui preziosi, raccomandando sempre a Vincenzo la prudenza nel maneggiare quegli acidi che potevano riescire pericolosi. Varie sostanze aveva ottenuto dalla decomposizione di quelle pietre, alcune erano riuscite come desiderava, altre avevano formato degli ossidi e avevano bisogno d'altre operazioni.

Lavoratore infaticabile, finchè nel laboratorio ci si vedeva, i fuochi erano accesi e gli utensili preparati, non interrompeva il lavoro nemmeno se si sentiva stanco.

Nel suo caso, poi, era impaziente di riuscire, perchè sapeva che molti scienziati facevano i suoi medesimi esperimenti, e voleva arrivare prima degli altri.