Voleva trattare i sali ricavati dal minerale in modi diversi e si fece dare da Vincenzo dei tubi di metallo pieni di gas. Come avvenne, non avrebbe potuto dirlo, ma fosse un robinetto d'un tubo che non agiva bene, o inavvertenza di Vincenzo, che s'accostò ad una fiammella per vedere se ci fosse un guasto, — egli era immerso nella sua operazione, in quel momento, un po' distratto, — il fatto sta che tutto a un tratto uno scoppio formidabile fece tremare la casa, i vetri caddero infranti e schegge di metallo infuocato e pezzi di muro si sparsero per il laboratorio. Un grido uscì dal petto di Vincenzo, che cadde a terra colla faccia sanguinosa e privo di sensi.

Ugo rimase atterrito; era paralizzato dal terrore, si sentiva senza forza e senza voce per chiamar soccorso; una scheggia l'aveva ferito ad una spalla, ma non sentiva alcun dolore nell'annientamento delle sue facoltà. Inebetito e come in un sogno, vide tutti gli abitanti della casa precipitarsi nel laboratorio.

La signora Savina, innanzi agli altri, gridava come un'ossessa:

— Che cosa avete fatto, colle vostre caldaie del diavolo? Ve l'ho sempre detto che avreste fatto crollare la casa.

Il signor Carlo, più calmo, ma pallido e tremante, aveva rialzato Vincenzo che, ferito alla faccia, non poteva aprir gli occhi, e ordinò che si chiamasse subito il dottore.

Ugo pareva una statua, non poteva nè moversi, nè parlare, come se la sua volontà fosse morta per sempre.

Tutti i vetri erano rotti e l'aria entrava dai grandi finestroni; in terra si vedevano frantumi di stoviglie, pezzi di muro, di metalli, macchie di liquidi versati: una vera desolazione.

Quando venne il dottore, medicò la faccia di Vincenzo; per buona sorte, aveva gli occhi salvi e soltanto una scheggia gli aveva tagliato la faccia senza penetrare troppo profondamente.

La signora Savina era quasi trionfante, e diceva al marito che essa aveva predetto che Ugo sarebbe la rovina della casa, e, per impedire un danno peggiore, bisognava rinchiuderlo in una casa di salute.

In quel momento di orgasmo e confusione, nessuno aveva la forza di contraddirla, nè di prendere una risoluzione; solo il dottore trovava quelle parole assennate, era della medesima opinione della signora Savina, la consigliava di farlo per sfuggire a guai maggiori.