— Quello che dovevo, e ancora puoi essere contento che non l'abbia fatto mettere in prigione.

— Perchè hai fatto questo? Dopo quello che è accaduto, avrebbe forse rinunciato ai suoi esperimenti.

— Tu non capisci nulla; se non ci fossi io, quel figliuolo ti condurrebbe alla rovina; non l'ho sempre detto che non aveva il cervello a posto, colla fissazione di trovar l'anima del mondo? Hai visto che bel risultato?

— Ma mio figlio in mezzo ai pazzi; non voglio.

— Non esagerare, — disse Savina, — è in una casa di salute, dove si curano le malattie nervose; starà meglio che nel suo laboratorio pieno di pericoli. Già io avevo predetto tutto, ti ricordi?

Questo discorso venne interrotto dall'arrivo dei carabinieri, che avevano sentito lo scoppio ed erano venuti ad informarsi di quello che era accaduto.

La signora Arlandi spiegò ogni cosa a modo suo, e compiangeva Ugo, che, poveretto, s'era montato il capo colla sua scienza, tanto che erano stati costretti a mandarlo a curare fuori di casa.

V.

Il giorno che in casa Arlandi era avvenuto tutto quello scompiglio, la signorina Giulia s'era recata in città per fare delle spese. Se ne tornava appunto nell'ora del tramonto a piedi dalla stazione verso il villino, lieta delle spese, delle persone incontrate e colla speranza di aver la sera la compagnia di Ugo che le avrebbe narrato i progressi fatti in quella lunga giornata di lavoro.