Voleva quasi fuggire nel timore di udire una risposta terribile, di provare un fiero colpo al cuore.

— Pare che ci sia qualche ferito, — rispose una contadina.

— Chi, il professore?

— No, quel ragazzo che lo aiutava, il signor Ugo è partito.

— Come? Con chi?

— Non sappiamo, ma non si sgomenti, non sarà nulla di male.

Giulia non rimase ad ascoltare di più, e via di corsa andò verso casa Arlandi.

Andava come una pazza, il cuore le batteva forte forte, le pareva di soffocare e temeva di non aver forza di giungere alla meta; dovette chiamare a raccolta tutta la sua energia per non cadere esausta. La grande casa era là davanti a lei silenziosa, avvolta nell'ombra; per un momento ebbe l'illusione che non fosse accaduto nulla, tanto tutto le pareva tranquillo. Soltanto da un lato vide un mucchio di macerie e nella semioscurità di quell'ora potè distinguere una finestra del laboratorio mezza smantellata. Entrò in casa come una bomba e:

— Che è accaduto? — chiese a Savina che stava come al solito seduta accanto alla tavola con un lavoro in mano.