Giulia non capiva, guardò Savina e la vide tranquilla col lavoro in mano approvando col capo quello che avea detto il marito; ebbe come una visione, comprese tutto ed esclamò:
— Rinchiuso in una casa di salute! Ah, capisco, è un'infamia, e tu hai permesso questo? — disse prendendo Carlo per un braccio, — lui pazzo, con quella mente, con quel sapere? Ma chi si è prestato ad un simile delitto? Io non posso permettere.
— Ti prego di non alzar la voce e di non far scene, — disse Savina, — quello che ha fatto suo padre è a fin di bene e dietro il consiglio di persone saggie, se poi tu non ti calmi, correrai il rischio di andarlo a raggiungere.
— Se non riesco a liberarlo vi farò mettere in prigione. Non sapete che il sequestro di persona è punito dalle leggi? Vedrete, sarete puniti.
Sì dicendo uscì senza dir più nulla.
— Un'altra degna compagna di tuo figlio, — disse Savina.
— E se non avesse tutti i torti? — rispose Carlo. — Abbiamo fatto le cose troppo leggermente e senza riflettere; quasi me ne pento.
— Ora lasciati influenzare anche da quella ragazza emancipata, si sa, essa protegge il professore, simili con simili, se non ci fossi io in questa casa se ne vedrebbero di belle.
Giulia era andata a trovare Vincenzo che era a letto colla faccia tutta fasciata.
— Povero ragazzo, — gli disse, — spiegami come è avvenuto, tu che eri presente.