AGESIS. Giusto?—Oserai, dimmi, quí appresentarlo, in questo foro, a Sparta tutta adunata, e libera dal fiero terror dell'armi tue?
LEON. Noto finora non m'è il voler degli efori; ma…
AGESIS. Noto mi è dunque il tuo, pur troppo! Agide innanzi, non agli efori compri, a Sparta intera tratto esser debbe; o verrá Sparta a lui. Ciò ti prometto, ancor che inerme donna; se pria del figlio me svenar non fai.
SCENA QUINTA
LEONIDA, AGIZIADE.
AGIZ. Io dal tuo fianco non mi stacco, o padre; non cesso io, no, di atterrarmi a' tuoi piedi, non tue ginocchia d'abbracciar, se pria lo sposo a me non rendi; o se con esso me di tua man tu non uccidi.
LEON. O figlia diletta mia; deh! sorgi; a me dal fianco non ti partir, null'altro io bramo. Hai meco generosa diviso i tanti oltraggi di rea fortuna, è ben dover, che a parte della prospera sii: niun piú possente sará di te sovra il mio cor: te voglio, sotto il mio nome, arbitra far di Sparta: né cosa mai…
AGIZ. Che parli? Agide chieggo; null'altro io voglio. A me tu il desti; e torre, no, non mel puoi, se vita a me non togli; né torlo a Sparta, senza orribil taccia d'ingiusto re, d'uom snaturato e atroce.
LEON. Come acciecarti or tanto puoi? Non vedi, ch'Agide è reo? ma fosse anche innocente; non vedi, ch'egli in mio poter non stassi? Gli efori udirlo, giudicare il denno gli efori: nulla io per me sol non posso, né a pro, né a danno suo.
AGIZ. Sei padre; m'ami; a fera prova il filíal mio amore hai conosciuto; e simular vuoi pure con la tua figlia?—A tradimento, or dianzi, il potevi tu solo al carcer trarre, e innocente salvarlo or non potresti? Deh! non sforzarmi a crederti…