LEON. Che vale? Nulla in ciò posso: anzi, è mestier ch'io tosto d'Agide conto, e del mio oprare a un tempo, renda agli efori.
AGIZ. Ah, no! piú non ti lascio: né crudo ordin puoi dar, che in parte anch'egli su la tua figlia non ricada…
LEON. Or cessa; torna alla reggia mia…
AGIZ. Teco men vengo. Tutto farai, tutto dei fare, o padre, pel tuo innocente genero, che salva t'ebbe la vita… Ah! no, svenar nol puoi, se la tua propria figlia non uccidi.
ATTO QUARTO
SCENA PRIMA
Limitare del carcere di Sparta.
LEONIDA, ANFARE, POPOLO che si va introducendo.
ANFAR. Tardo assai giungi; e il tempo stringe.
LEON. Al padre l'indugio dona: mi fu forza or dianzi fin nella reggia accompagnar la figlia. Io dal fianco spiccarmela a gran pena potea, sí forte ella in pianto stempravasi per lo suo sposo. Assai gran doglia in core il suo pianto mi lascia.