— Vi par egli possibile che una contessa Sangré di Valneve dia la mano a un tale.... il cui onore, per dir poco, è soggetto ad essere contestato?

Arpione trasalì vivamente e un rosso cupo gli salì alle terree guancie.

— Chi glie lo contesta? — domandò con voce in cui vibrava la collera più fiera.

— Quelli che conoscono il suo passato: — rispose superbamente la contessina. — Gli contestano prima di tutto il nome che porta, gli contestano la onorata origine delle ricchezze che possiede....

A Matteo era sparito il rosso dalle guancie: era diventato giallo.

— Chi osa dire codeste infamie? interruppe gridando. — Sono scellerate menzogne, vili calunnie....

La contessina con isdegnosa alterezza fece un atto colla mano a troncare le parole in bocca a Matteo.

— Un marchese Respetti-Landeri, — disse nobilmente, — non calunnia, non mentisce....

— Ah! è il marchese? — disse coi denti stretti l’Arpione entro le cui fosche pupille affondate corse di nuovo e più vivo quel lampo d’odio e di rabbia.

— Il quale ha ripetuto innanzi a mia madre, a mio fratello Enrico ed a me, quanto apprese dal conte Cavour medesimo.