Una contrazione di vero dolore sconvolse un momento la faccia di solito così apatica di Matteo.

— Il conte Cavour! — ripetè smarrito.

— E non solamente quel che già vi ho accennato: ma altro ancora e assai peggio.

Disse succintamente dell’umiliazione subita da Alfredo per la prepotenza del duca di Parma, delle rivelazioni fatte alla polizia; il vecchio mandò un grido soffocato, proprio come se lo avessero trafitto con un pugnale.

— Accusano lui! — esclamò affannosamente. — Accusano lui!... Ma egli non ne seppe nulla, non sa nulla ancora.... sono stato io che volevo impedire il duello del conte Ernesto perchè mi stava a cuore di rendere un servizio al conte-presidente; io che ho voluto ad ogni costo salvare il conte Alfredo dal pericolo che gli vedevo soprastare....

— I fatti sono dunque veri, — soggiunse la contessina: — e voi credete ancora possibile che io sposi l’uomo sul conto del quale corrono simili accuse?

— Ma egli è innocente!...

— E come lo proverà?

— Io, io stesso proclamerò il vero accusandomi.

— E chi vi crederà? E quando vi si domanderà per quali legami siete avvinto a quel signore da fare di vostro capo, senza ch’egli pur lo sappia, tutto quello che fate in suo vantaggio, che cosa risponderete?