Albina interruppe sollecita e quasi con una specie di sgomento.

— Ma no, signore.... nessun motivo estraneo.... Io sono affatto libera della mia volontà.... e sono i miei congiunti che acconsentono a secondarla.

La signora Giustina rientrava in quel punto e riprendeva il suo posto presso la ragazza, e il colloquio rimaneva troncato senza che più si presentasse opportunità di riprenderlo.

Ma, tornando a Matteo Arpione, questi alquanto inquieto di quelle ombre di melanconia che aveva scorto sul volto di Alfredo, stava studiando il modo di venire in chiaro delle cause di ciò per mezzo del buon vecchio Tommaso, allorchè ricevette dalla contessina le poche parole con cui lo chiamava sollecitamente a sè, ed egli s’affrettò a rendersi all’invito.

Albina lo accolse fiera e severa.

— Voi m’imponeste un giuramento che mi darà la sventura di tutta la vita: — gli disse. — Ma dovete pure sentir l’obbligo di sciogliermi da esso, quando si scoprano tali fatti che rendano, non dirò più gravoso, ma addirittura impossibile il sacrificio a cui mi volete costringere.

L’usuraio ebbe negli occhi un lampo di minacciosa malevolenza.

— Vuol dire, — rispose amaramente, — che la signora contessina pensa di non più mantenere l’impegno giurato.

— No signore, — ribattè con isdegnosa vivacità la fanciulla: — non vuol dir questo, nè voi che ci conoscete potete pur pensarlo. Vi ripeto che quanto voi siete venuto a chiedermi diventa assolutamente impossibile.

— Perchè?