— Ebbene, invoco codesta memoria de’ suoi benefici per voi; — aggiunse con maggior calore nell’accento la nobile fanciulla; — invoco il sentimento di gratitudine che affermate di avere, il rimorso che dovete pur provare d’avergli amareggiato alcuni momenti dell’esistenza; non vogliate costringere la figliuola del vostro benefattore a sposare tale che non ama, che non potrà forse stimare....

Matteo fece un energico atto di protesta.

— Domandatemi qualunque compenso per quella carta che m’avete venduta, vi prometto che l’avrete.... ma liberatemi dal mio giuramento.

L’usuraio alzò il capo vivamente, e con forza quasi rabbiosa, gridò:

— No, mai!

La contessina s’accostò d’un passò al vecchio, e accrescendo ancora la dolcezza del suo accento così da renderla quasi supplichevole, soggiunse:

— Voi mi avete pur vista bambina... mi avete dimostrato parecchie volte un affettuoso interessamento: una fra le altre... me ne ricordo... in giardino, dove m’incontraste sola per caso... l’aia era rimasta indietro e io correvo col mio cerchio... avevo da sette anni... voi eravate seduto sopra la panca in fondo in fondo al viale e contemplavate qualche cosa... un piccolo dipinto cerchiato d’oro che stringevate con tutte due le mani... c’era la figura d’un bambino, d’un bel bambino....

— O che memoria ha Vossignoria! — esclamò Matteo quasi commosso e con una nuova luce negli occhi che pareva di lieto intenerimento.

— Io vi giunsi addosso all’improvviso senza che voi mi sentiste o vedeste. — Che cos’è che guardi Matteo con tanta attenzione? — vi dissi: — Lasciami vedere anche a me. — Voi dapprima faceste per nascondere quel medaglione, poi cambiaste avviso e me lo mostraste — Guardi contessina, — mi diceste: — non è vero che questo è un bel ragazzo?

— Che memoria! che memoria! — esclamava Matteo sempre più commosso. — E se ne ricorda ancora di quella figurina? Lei pure l’ha trovato bellissimo quel fanciullo.