— Di ciò non mi ricordo più; ma mi ricordo che voi dopo mi prendeste sulle vostre ginocchia, mi diceste amorevoli parole, mi accarezzaste i capelli e finiste per darmi un bacio sulla fronte....
— È vero, è vero!... Io amava tanto i bambini! Ognuno che vedessi m’inteneriva il cuore... E Lei era già fin d’allora così leggiadra e così carina!
— In quel punto sopraggiunse la mia governante, e visto il vostro atto ve ne fece severi rimproveri e minacciò dir tutto a mio padre e a mia madre...
— I quali certo mi avrebbero scacciato per la temerità di quel mio atto troppo famigliare.
— Io medesima pregai l’aia che tacesse...
— Sì, contessina, me ne ricordo: e glie ne fui grato...
— Ebbene, per quella memoria, per quella riconoscenza che m’affermate, per quell’affezione che avevate per me, ora vi domando... — esitò un momentino, poi soggiunse con voce più bassa e con qualche sforzo: — vi prego....
Matteo la interruppe con una certa agitazione e turbamento:
— No, no, contessina, è inutile, non voglia insistere; ciò che voglio, quello che le ho detto, veda, bisogna che sia ad ogni modo.. Si mettesse anche in ginocchio ai miei piedi, Lei signorina... e perfino la signora contessa Adelaide e tutti quelli della sua famiglia a supplicarmi... venisse pure dall’altro mondo il conte-presidente medesimo... nulla ci farebbe; direi sempre no, e no.... e questo matrimonio s’ha da fare.
Albina si drizzò fieramente della persona, si tirò indietro d’un passo, l’orgoglio ferito le mandò di nuovo una lieve tinta rosata alle guancie e dando al suo mite, benevolo sguardo un’espressione di superbo disdegno, pronunziò a mezze labbra: