— Ebbene, sì, è lui... Oh come lo invidio!... Come ne son geloso!... Mi pare a volte di odiarlo.
— Odiarlo! Egli è pur così buono, gentile, e si fa ben volere da tutti.
— Eh! appunto per questo!...
— Giulio, — disse Ernesto dopo una breve pausa: — tu conosci la mia schiettezza, e io, secondo il solito, l’userò anche teco. Se io in codesta faccenda avessi potuto influire per qualche cosa, se avessi potuto effettuare il mio desiderio, non avrei voluto che nel tuo cuore nascesse tale amore per mia sorella....
— Ecco lì! — interruppe con dolorosa vivacità il giovinetto: — anche tu mi condanni?.... Se lo sapevo, lo sapevo... Anche tu preferisci quel conte Alfredo, che è il beniamino di tutti. Tuo fratello Enrico n’è addirittura infatuato; la zia Adelaide stessa lo accoglie con maggior distinzione... L’hai detto benissimo tu adess’adesso: colui sì che sa farsi benvolere da tutti! Io sono un meschino e conosco la mia meschinità.
Il poveretto aveva le lagrime agli occhi e si mordeva le labbra per non rompere addirittura in pianto.
Il cugino gli prese scherzosamente la guancia fra l’indice e il medio della mano destra e disse:
— Tu sei un ragazzo che hai trovato modo di fare un difetto, esagerandola, d’una bella virtù, che è la modestia. Non vorrei che tu fossi un fatuo orgoglioso; ma che diamine! un più giusto concetto di te lo dovresti pure avere. Ora lasciami parlare, non interrompermi più, e vedrai che la conclusione non sarà tanto sgradevole come te lo immagini. Io dunque avrei desiderato per te un’altra compagna, che non avesse il medesimo sangue nelle vene; e per Albina uno sposo di tutt’altra stirpe, fosse pur anco di un’altra regione della penisola....
— Come appunto il Camporolle! — esclamò con qualche amarezza Giulio.
— E sai perchè? Perchè tutti i fisiologi oramai s’accordano nel dire che i matrimoni fra consanguinei vanno a detrimento della prosperità della prole e sono causa di decadenza delle razze. L’indebolimento, l’esaurimento delle famiglie reali non hanno forse altra causa: ed a questa pure devesi attribuire il cambiamento nostro, quello che fece piccoli, delicati, sottili noi discendenti di quei colossi che portavano armature di ferro e maneggiavano antenne per lancie.