— Misericordia! — esclamò il povero vecchio, tremando e giungendo le mani. — Per carità, che cosa vuol fare signor cavaliere? Rientri in sè stesso, faccia a tranquillarsi... pensi un po’ a quello che dirà la signora contessa...
Il giovane si riscosse come se gli fosse stato gettato un bicchiere d’acqua sul volto.
— Ah! mia madre! — disse, lasciando cadere il braccio che brandiva il fioretto. — Tu non le dirai nulla, sai, nè a lei, nè ad altri qui dentro!... Guardati bene!... Ah che ragazzaccio son io a lasciarmi scappare di bocca ciò che non dovrei dire ad anima viva!.... Ricordati bene! Ti proibisco di parlare, e se mia madre viene ad apprendere qualche cosa, guai a te!
— Io non parlerò, io non dirò nulla; ma in nome del cielo, ci pensi bene signor cavaliere, non voglia dare un tal dispiacere alla signora contessa...
Enrico gli ruppe in bocca le parole.
— Basta! — gridò coll’imperiosa imponenza d’un Sangré. — Quello che mi spetti di fare non tocca a te l’insegnarmelo... Invece di perdere il tempo a star lì a guardarmi a braccia larghe e bocca idem, va, affrettati e conducimi qui senza indugio lo Speirani....
— Ma signor Enrico!... — osò ancora dire il vecchio domestico, le lagrime agli occhi.
— Niente!... Non una parola di più... va!...
Tommaso uscì tremante, barcollante, domandando a sè stesso quello che gli toccasse di fare. Lasciare che quel duello avesse luogo parevagli una colpa da averne eterno rimorso; e come tentare d’impedirlo senza palesarlo a qualcuno della famiglia, mentre il padroncino gli aveva imposto di tacere con tutti i suoi? Intanto cominciò per obbedire al comando di correre dallo Speirani, e fu per istrada che la fortuna volle farlo imbattere in Matteo, il quale, vistolo così conturbato, non ebbe molto da fare per cavargli di bocca tutta la verità.
Matteo si turbò più profondamente ancora di quello che si fosse turbato il devoto servitore. Anch’egli si disse che bisognava ad ogni modo impedire che quel duello avesse luogo, e subito pensò al marchese Respetti. Corse a casa sua, aprì lo scrigno che sappiamo, frugò per entro il cassettino dove si custodivano le carte e ci prese un foglio — anzi la metà d’un foglio, — quella che aveva separata da quell’altra recata alla contessina Albina, la scorse cogli occhi, fece un movimento di soddisfazione come per dirsi essere quello appunto che gli conveniva, e corse alla locanda dov’erano alloggiati i Respetti.