— Ma che vuol dir ciò?... Come spiegare questo enimma?
E l’usuraio con quella sua crudele freddezza, vestita delle mostre più umili del rispetto:
— Avrò l’onore di spiegarglielo io, se la S. V. si degna di permettermelo.
Ernesto Respetti fece una mossa del capo che l’altro s’affrettò ad interpretare per un atto di consentimento, e subito continuò:
— Il fu illustrissimo signor marchese Leonzio, per varie cagioni che ora è inutile enumerare, si trovò in un punto gravemente imbarazzato a far onore ai suoi impegni.
— Lo so pur troppo, — interruppe il marchese, — e voi foste una delle cause dei suoi dissesti finanziari....
— Mi scusi, io lo aiutai parecchie volte a trarsi fuori dalle peste....
— Ma in che modo!... Via, ora non si tratta di ciò. Continuate.
— In quel momento terribile ch’io dico, se il marchese Leonzio non trovava cinquanta mila lire, gli piombavano addosso il sequestro, l’asta pubblica e perfino l’arresto personale.
— Oh! — fece trasalendo Respetti.