E più sotto la data e la firma.
«Torino, 20 ottobre 1843.
«Leonzio Respetti-Landeri.»
Il marchese, poichè Matteo ebbe finito di leggere, impugnò il braccio di lui e lo tenne fermo per impedirgli di ripiegare la carta e riporla nel suo portafogli, com’e’ voleva fare, e scorse di nuovo da capo a fondo quello scritto con occhi intenti, quasi volendo stamparsi nella memoria parola per parola quella pagina.
Poi lasciò andare il braccio dell’usuraio, si fregò la mano col fazzoletto profumato, come per ripulirla da un untume che le avesse lasciato il contatto del panno di quella manica, e si mise a passeggiare lentamente a capo chino su e giù dello stanzino, senza mostrare menomamente di badare alla presenza di Matteo.
Questi ripose accuratamente nel suo portafogli la carta preziosa, si chinò, riprese per terra il cappello che vi aveva deposto e stette ritto, immobile, muto, ad aspettare, seguendo collo sguardo il marchese che andava e veniva.
In quel momento l’uscio si aprì e comparve la faccia bella e sorridente della marchesa Sofia.
— Vieni a pranzo, Ernesto, — diss’ella, — è già servito in tavola.
Il marchese si fermò sui due piedi; ben fece tosto ogni sforzo per iscacciare dalla fisonomia ogni traccia di preoccupazione, ma il turbamento e la pena erano troppi in lui per poterci riuscire completamente, massime allo sguardo amoroso della sua compagna; abbozzò un sorriso e rispose coll’indifferenza maggiore che seppe fingere:
— Abbi pazienza, Sofia; anzi, senz’aspettarmi, comincia pure a pranzare, che poi io ti raggiungerò. Ho un certo affare... piuttosto di premura, da terminare qui.... con Matteo.