— Scusi, è stato un modo di dire... la lingua che mi si è voltata... Ho voluto dire che le prime parole erano quelle che ha ripetuto Lei adesso: «Ernesto, figliuol mio...»
Il marchese non si diede per inteso di questa interruzione e continuò col medesimo tono:
— Or dunque codesta altra metà del foglio dov’è andata? Dove l’avete? Che cosa ne faceste?
— Ma le assicuro, signor marchese, che non c’era altro, che questo foglio era tal quale....
Respetti continuava sempre nello stesso modo:
— Dietro la vostra medesima narrazione, niuno al mondo può averlo preso fuori di voi; dacchè ve ne impadroniste, questo documento non è mai più uscito dalle vostre mani. Dunque?...
— Che vuole ch’io le dica? Più che assicurarla...
Una specie d’ispirazione balenò alla mente del marchese. Il fatto delle cinquantamila lire mandate da Albina a Giulio, fatto che la comparsa della moglie era venuta a richiamargli, doveva fare supporre che la contessina conoscesse il segreto, e come lo avrebbe conosciuto se non per mezzo di Matteo? Il Respetti interruppe bruscamente le proteste dell’usuraio e disse:
— Dunque voi l’avete sempre, e voi dell’altra metà di questo foglio vi siete servito per minacciarne altri...
Matteo non fu tanto padrone di sè che un leggero turbamento non comparisse sulla sua faccia; il marchese lo travide.