Perdoniamo! Questa santa, mite parola del perdono suonò proprio al suo orecchio, come pronunziata al di fuori di lui, da una voce che gli penetrava nel cuore, — quella di suo padre che implorava, quella del conte-presidente che consigliava.

Ah prima di cedere alla tentazione, suo padre aveva pur sofferto molto di certo! E quanto non doveva avere sofferto di poi, malato, vedendo avvicinarglisi la morte, il pensiero del suo fallo davanti a sè incessantemente e nell’impossibilità di ripararlo! Qual doveva essere stato il suo spasimo quella sera in cui aveva fatto la terribile confessione all’onestà e rettitudine incarnata del severo magistrato e aveva voluto che questi scrivesse la dichiarazione che trasmetteva al figliuolo il sacro legato di riparare al fallo paterno! Spasimo tale che sotto la stretta di esso l’infelice era morto! Le lagrime vennero alle ciglia sino allora asciutte, anzi riarse del marchese, si serrò con ambe le mani la testa, ed esclamò fra sè con accento pieno di pianto:

— Povero padre mio!

Sentì in quel punto due mani soavemente calde posarsi sulle sue, cingergli con amorosa pressione il capo, due labbra posarglisi sulla fronte, e una voce più soave, più amorevole di quell’ideale che aveva sognato di udire, susurrargli dolcemente:

— Ernesto, tu hai un dispiacere: ti è piombato addosso un dolore? Oh dammene la mia parte.

Il marchese sollevò il capo: gli stava dinanzi la sua degna compagna, la marchesa Sofia.

A tutta prima, Ernesto Respetti pensò dissimulare ogni suo turbamento, nascondere tutto alla moglie; ma ella gli vedeva pure ancora le lagrime negli occhi, aveva pure udito l’esclamazione sfuggitagli dalle labbra; impossibile persistere nel semplice diniego. Dire a quell’amorevole creatura, che fino allora aveva partecipato ogni cosa di lui, e avvenimenti e disegni e pensieri, a cui aveva sempre lasciato leggere nel cuore, nella mente e nelle vicende della sua esistenza; dirle: è un segreto che non ti voglio, che non ti posso comunicare, pareva anche a lui poco meno di una colpa. Ma suo padre che avrebbe detto se avesse saputo che il segreto confidato a suo figlio, questi avesse rivelato ad altri? Altri! Ma no che non era altri costei sempre al fianco di lui, vivente della medesima vita. Se il padre l’avesse conosciuta, buona, savia, amorosa com’era, se avesse saputo quanta virtù, quanto affetto, quanta delicatezza era in lei, l’avrebbe amata e ritenuta come una figlia anch’essa; a lei pure, e forse ancora più volonteroso, avrebbe aperto il suo animo.

Il marchese non esitò più, trasse a sè la moglie, se la fece sedere presso presso, e poi tenendola abbracciata, la guancia appoggiata alla spalla di lei, le labbra che quasi ne toccavano l’orecchio, le susurrò tutta la storia dolorosa che aveva appreso poc’anzi.

La marchesa Sofia lo ascoltò attentamente, senza dir nulla, senza interrompere mai, neppure con un gesto; quando egli ebbe finito, essa lo abbracciò stretto stretto e lo baciò teneramente su quegli occhi, che da tanti anni certo non avevano pianto e ora avevano versata una lagrima sul fallo paterno.

— Hai ragione, — diss’ella; — povero padre!... Povero nostro padre! Egli ha espiato col dolore.... a noi l’adempiere il suo mandato e restituire....