— Sì.
— E quando questa congiura doveva avere il suo effetto fu rivelata alla polizia... da Matteo Arpione.
Camporolle diede addietro d’un passo.
— Possibile! — esclamò. — Chi lo disse?
— Lo raccontò, in presenza del marchese Respetti, quel poliziotto medesimo che ne aveva ricevuta la denuncia, la quale era stata fatta ad una condizione: quella di salvare uno fra i congiurati... te!...
Alfredo mandò un’esclamazione soffocata e si coprì colle mani la faccia.
Per un momento si tacquero tutti: fu un silenzio grave, impacciato, pieno di malessere.
— Ah, quell’Arpione! — gemette poi Alfredo, — col suo malaugurato interessamento per me, egli mi ha fatto più male che non avrebbe saputo e potuto il più accanito e il più perfido dei nemici.
I due gentiluomini s’alzarono in piedi, freddi, severi, con una dignità quasi ostile.
— L’Arpione — disse lentamente, spiccatamente il principale de’ due — non pare possa essere altro che uno stromento.