— E non basta! — continuava con voce arrangolata. — Non mi avevate ancora infamato abbastanza... Un’altra nota più scellerata, più terribile dovevate stamparmi sulla fronte!... A Parma, mi spiaste, sorprendeste i miei segreti, e andando a rivelare la congiura, faceste credere me... me per Dio!... me traditore, me delatore, me vigliacco venditore dei compagni per esser salvo...
— Gran Dio! Alfredo! — esclamò il vecchio che si smarrì per lo spavento di quella cieca collera del giovane.
— Ah! non lo puoi negare! — ruggì questi.
— Volevo salvarla ad ogni costo!...
Alfredo gettò un urlo. Il parossismo del suo furore raggiunse il colmo; non vide più nulla, sentì come una forza estranea alla sua volontà che lo afferrasse e lo precipitasse su quell’uomo ignobile, curvo, disprezzato, vigliacco, che aveva trovato modo di gettare su lui innocente parte della sua viltà, della sua bassezza, del disprezzo in cui lo teneva la gente. Come aveva fatto la sera innanzi coi due gentiluomini, abbrancò una seggiola, la sollevò...
— Miserabile! — gridò; e la sedia minacciava il capo del vecchio....
Questi cadde a terra accasciato con un grido che pareva d’agonia; ma prima che il colpo avesse tempo a scendere su di lui, scoppiarono dalle sue labbra, involontarie, rapide, terribili, queste parole:
— Ah; non uccidere tuo padre!...
Penetrarono, malgrado l’eccitamento di quel morboso furore, nel cervello di Alfredo; vi fecero, per così dire, il vuoto, distrussero tutto il precedente tumulto per lasciarvi un’idea sola, orribile, spaventosa: quell’uomo tristo, disprezzato, odiato, maledetto, era suo padre. Si arretrò come respinto da un colpo nel petto, come chi rifugge da uno spettacolo d’orrore a cui s’è affacciato; sentì un freddo invadergli tutti i nervi, tutte le vene; lasciò cadere la seggiola che aveva impugnata e le braccia; gli occhi balenarono e s’estinsero; il pavonazzo delle guancie si estese fino alla fronte, poi lasciò di colpo il posto ad un pallore di cadavere; barcollò, balbettò:
— Voi!... Voi mio padre!...