— No, no, — gridò, — non è vero... Che cosa ho detto? Mi sono sfuggite delle parole senza senso in un momento di pazzo terrore... veramente pazzo... io non sono che un servo... un umile servo...

Alfredo alzò vivamente la testa; guardò bene quell’uomo che gli parlava, e nel turbamento della faccia, nella sgomenta irrequietezza degli occhi, ci lesse la menzogna.

Sorse in piedi ancor egli, fece un gesto a imporre silenzio al vecchio, e con un’apparente freddezza, in cui però si sentiva lo scoraggiato abbandono di qualunque speranza, disse:

— Non mentite più... La rivelazione ora sfuggita mi ha spiegato tutto... Sono stato io un insensato a non sospettarlo prima, a non indovinarlo dai mille indizi che pur ne avevo.... Ora io sono finalmente davanti alla gran verità... Bisogna ch’io la conosca tutta. Ne ho il diritto, e lo voglio. Perch’io sappia quel che mi tocca fare e se c’è qualche cosa da fare, è necessario che la rivelazione sia completa. Parlate. Voi vedete com’io sono in perfetta calma. Perchè mi avete avvolto in questo mistero? Come sono io nato? Qual segreto di vergogna e d’ignominia mi ha preso fin dalle fascie e mi accompagna nella vita? Voi m’avete pur detto che mia madre... la mia vera madre, non fu colpevole, fu virtuosa... Anche allora avete mentito?

— Oh no! — gridò Matteo con impeto, con islancio che proveniva proprio dall’intimo del cuore, che rivelava l’indignazione d’una sublime fede oltraggiata con un dubbio. — Oh no: questa è verità sacrosanta... Quella donna fu un angelo... Ve lo affermo, Alfredo, ve lo giuro!

Il giovane, in mezzo all’angoscia che gli stringeva il cuore, che quasi ne intorpidiva la mente, provò a quelle parole un lieve senso di dolcezza.

— Ditemi tutto: — esclamò. — Oh ditemi tutto!

Matteo curvò basso basso il capo e stette un momento immobile e muto, evidentemente perplesso. Un’ultima lotta aveva luogo in lui; no, non era neppure una lotta, era un’incertezza, un’esitazione, una confusa vacuità di pensiero.

— Dunque? — soggiunse il giovane con insistenza quasi impaziente, quasi irosa.

— Sì, parlerò, — rispose allora l’Arpione: — dirò tutto... Avete ragione: è necessario. Bisogna che sappiate ogni cosa, che impariate a conoscere colei che vi fu madre e l’uomo... che vi sta dinanzi.