— Disgraziato! — gridò fuori di sè anch’egli, menando un colpo alla cieca.
La sciabola non colpì Alfredo; una mano, un capo si frapposero, e la lama intagliò quella mano e scivolò a disegnare una lunga riga rossa dal fronte alla guancia di quella testa; la mano e la testa dell’usuraio Arpione. Alfredo mandò un grido, fece un atto come per islanciarsi in soccorso del vecchio, ma parve che le forze glie ne mancassero, divenne pallido, pallido, quasi stesse per isvenire, e disse con voce appena intelligibile:
— Voi siete ferito... padre mio?
Un lampo di gioia a queste parole corse negli occhi di Matteo.
— Non è nulla, non è nulla: — rispose avviluppandosi nel suo povero sporco fazzoletto la mano lacerata, sanguinante; e intanto non badava che dal volto gli colava fin sul collo una filza di perline rosse che erano goccie di sangue.
Alfredo riacquistò la freddezza della sua ragione e le forze dell’animo e del corpo; corse a un cassettone, vi prese pannilini e s’adoperò frettolosamente a rasciugare il sangue, a fasciare le ferite del vecchio, poi si slanciò verso il cordone del campanello per suonare. Vide il conte Ernesto Sangré di Valneve, la cui presenza pareva aver affatto dimenticata. Il Maggiore, pallido ancora per l’ira suprema che lo aveva invaso, le sopracciglia corrugate, le labbra fortemente strette e le guancie contratte, una spallina mezzo strappata, pendente sul petto, aveva chinato verso terra la sciabola sulla cui punta tremolava una stilla di sangue e guardava fieramente innanzi a sè, pronto alla difesa, voglioso all’offendere.
— Signore! — gli disse Alfredo fremendo, — che cosa aspetta ancora Ella qui? Che cosa pretende?
L’ufficiale rimise tranquillamente la sciabola nel fodero e rispose pacato ma fiero:
— Attendo che la sua emozione... la sua giusta emozione sia un po’ data giù, per dirle queste ultime mie parole. Mi rincresce di quanto ora è avvenuto; ma se la mia sciabola si è macchiata di quel sangue, non è mia la colpa e ne respingo ogni risponsabilità. Assalito in quel modo indegno, tale che un militare deve a ogni costo istantaneamente, non solo ripulsare, ma vendicare e punire, l’ira mi ha fatto usare quell’arma che, se ci fu data per difendere il re e la patria, portiamo a fianco eziandio per far rispettare la nostra divisa e il nostro onore. Il mio abbandono alla collera, però, parmi abbia modificato alquanto i nostri reciproci rapporti e quindi muta eziandio le mie risoluzioni. La mia sciabola macchiata di tal sangue, credo non debba più rifiutarsi a incrociare la sua...
— Ah sì?... — interruppe Alfredo, con un’esclamazione di gioia selvaggia — Finalmente!... Quando, come, dove?