— Tutto come piacerà a Lei... Io da questo momento sono pronto ad assecondare in ciò qualunque suo desiderio; e per facilitargliene l’effettuazione, la quale altrimenti incontrerebbe forse gravi ostacoli, come può esserne persuaso da quanto è avvenuto dopo la sfida scambiata con mio fratello, io, invocandolo come prova d’amicizia, otterrò da due ufficiali della guarnigione che, senza investigar nulla, senza cercar altro, consentano ad assisterla come testimoni. Fra un’ora al più tardi Ella avrà qui la visita di quei signori.
— Va bene: — rispose Alfredo, il quale avea riacquistato anche lui tutta la garbata freddezza del gentiluomo.
Il Maggiore s’inchinò leggermente ed uscì come sarebbe uscito dal salotto di una signora dopo un ben composto complimento di congedo.
— Ah finalmente!. — esclamò di nuovo il giovine quand’ebbe visto il battente dell’uscio rinchiuso dietro le spalle dell’avversario.
Era da tante ore che egli soffriva maledettamente; a lui pareva oramai da un tempo infinito. Da ogni parte erano venute al suo cuore, come un bersaglio ai colpi di tutti, offese tremende, orribili, insopportabili, delle quali una sola bastava a mandare in furore e in disperazione un uomo: e contro nessuno gli era concesso fino allora sfogare la sua rabbia, il suo crudele tormento. Ora ecco che tutti quelli oltraggi, tutte quelle ferite pigliavano corpo, in una persona, venivano a stargli innanzi in un individuo, su cui tutto poteva riversare quel tumulto di fiera passione, di odio, che ribolliva nel suo seno. Dimenticò ogni benigno affetto, ogni generoso sentimento, ogni precedente mitezza dell’animo. Potesse uccidere! potesse sbranare! potesse far piangere! tutti, chiunque! Che importava se colui sul quale sarebbe disceso il suo furore fosse un uomo ch’egli aveva amato e che lo aveva amato, che avesse stimato di più, del sangue del quale fosse il suo più santo, il suo unico amore? Afferrava ora la sua vendetta, l’avrebbe fatta compiuta; la voleva, si sentiva la forza e la fortuna di ottenerla.
— Ah finalmente! — gridava con enfasi di voluttà feroce.
Ma sentì due braccia tremanti che gli cingevano pianamente il collo, una guancia umida che veniva a toccare lieve lieve la sua, e una voce soffocata, lagrimosa, piena di terrore e di dolore, sussurrargli all’orecchio:
— No, no, Alfredo, per pietà! Tu non ti batterai, tu non mi vorrai far morire di spavento, di angoscia e di dolore... Io sono pur tuo padre... indegno, indegnissimo, ma ti ho data la vita... me la devi... è roba mia... ma non puoi, sacrificando la tua, distruggere anche la mia vita.
Il giovane di subito provò una viva ripugnanza a quel contatto, a quell’amplesso, e fece un brusco movimento per liberarsene, ma poi si contenne tosto; staccò lentamente da sè le braccia del vecchio e se lo allontanò con tranquilla fermezza.
— Lasciatemi... — disse con accento di risoluzione irremovibile: — non domandatemi l’impossibile. Ch’io rinunzi a vendicarmi su qualcuno di tutto quello che ho sofferto e che soffro, ch’io perdoni, dimentichi e m’umilii per evitare uno scontro che desidero ardentemente, (poichè voi mi domandate tutto codesto)... è cosa impossibile, assurda, richiederebbe una virtù di cristiano, di santo, che io non mi sento d’avere, che non posso, che non voglio avere... Questa tremenda condizione in cui mi trovo, da cui non posso uscire, che solamente posso temperare uccidendo o facendomi uccidere...