Ai due ufficiali, i quali lo accolsero con una fredda cortesia, Alfredo disse subito, freddamente cortese anche lui:

— Mi duole, signori, che si sieno presi il disturbo di venire sin qui. E me ne duole tanto più, in quanto che nuove considerazioni da me fatte, nuove vicende appurate, mi hanno fatto compiutamente rinunciare al mio primo proposito, per cui avrei avuto bisogno del generoso loro aiuto, del quale ciò nulla meno li ringrazio vivamente e di gran cuore.

I due ufficiali si guardarono l’un l’altro, poi guardarono il giovane che, pallido com’era, rimase freddo e senza commuoversi sotto al loro sguardo, poi fecero spallucce e dissero con piglio di indifferenza poco lusinghiera:

— Vuol dire che la nostra opera è affatto inutile?

— Sissignori.

— Tanto meglio! E ai padrini del conte Sangré, coi quali dobbiamo ora accontarci, che cosa diremo?

— Che io spiegherò la mia condotta al conte di Valneve medesimo, in una lettera che non tarderò a mandargli.

— Nient’altro?

— Nient’altro.

— Va bene.