Matteo si sollevò a sedere puntandosi col gomito sui cuscini.
— Che cosa fate? — gli domandò il giovane.
— Bisogna pure che m’alzi, — rispose. — Me ne andrò a casa mia... Credo di essere forte abbastanza... vi ho già dato troppo incomodo...
E buttò le gambe giù dalla sponda delle materasse per scendere di letto: ma in quel movimento sentì una debolezza maggiore di quel che avrebbe creduto, vide gli oggetti intorno vacillare e girare, e gli parve d’essere sul punto di cadere di nuovo in isvenimento.
— Restate, restate, — gli disse Alfredo che se ne accorse: — rimettetevi a giacere... Perchè volete alzarvi?... Perchè parlate di andarvene di qui?... Non è questa eziandio casa vostra?
Queste parole fecero bene al vecchio: casa sua la casa di suo figlio, era pur vero; e il figlio lo riconosceva, glie lo diceva! Si ridistese nel letto con un sentimento di maggior benessere nella profonda lassitudine da cui era pur preso, le sue labbra abbozzarono un sorriso, gli occhi stavano fissi sul giovane con un luciore di tenerezza, d’orgoglio e di riconoscenza.
In Alfredo invece le parole medesime avevano ridestato un nuovo accesso di idee penose, mordenti, crudeli. Sì, quella era più casa dell’usuraio che sua, poichè tutto ciò che v’era in essa, tutto quello sfarzo e quelle agiatezze che vi si ammiravano, di cui egli aveva goduto fino allora, tutto era frutto dello scellerato denaro guadagnato, raccolto, fatto moltiplicare, da quell’uomo.
Questa è casa vostra, — ripetè, — tutto quello ch’io ho creduto di possedere finora è vostro. Non siete voi il mio ospite, ma io lo sono stato sempre di voi.
— Ma no, ma no: — diceva Matteo con premura quasi affannosa. — Io non ho nulla, non voglio aver nulla... Io non so nulla... Che volete che mi faccia io della roba?... Io non ho bisogno che di un cantuccio e d’uno stramazzo per andarvi a morire.
— Non parlate, così, ve ne prego, tranquillatevi... Ora non è momento di parlare di codeste cose... Il nostro avvenire lo regoleremo di poi... Ora badate soltanto a ristabilirvi presto.... Bevete questa cucchiaiata del cordiale che v’ha ordinato il medico: è tempo, e da qui una mezz’ora vi sarà portata una minestrina, come consigliò anche il dottore.