— Tutto, tutto....

— E allora, senza perder più tempo, si farebbe la scrittura di nozze questa sera medesima.

Giulio impallidì per l’emozione; le sue mani, che tenevano sempre quelle di Albina, si strinsero per moto di contrazione nervosa.

— Questa sera medesima! — ripetè egli, quasi balbettando.

— O che ti par troppo presto? — disse vivamente la fanciulla con ischerzosa malizietta.

— No.... Oh no!... No di certo! — gridò Giulio, il cui pallore di poc’anzi lasciava il posto ora ad un lieve rossore, — E poi? E poi?

— E poi... se a Lei signor cavaliere sarà di aggradimento.... la settimana ventura il matrimonio.

— La settimana ventura!... E perchè non subito?

— Questo lo domanderai a mia madre e ad Ernesto che sono stati loro a dire così, e te ne sapranno spiegare la ragione.... Ho voluto essere io ad intender teco la cerimonia di questa sera. Non ti dispiace?

— Sì, questa sera.... Corro ad avvertire il notaio.... Ad invitare quelli che possiamo desiderare presenti, ci penseranno tua madre e i tuoi fratelli, non è vero?