— No, no: — disse vivamente il marchese: — tu non ci disturbi niente affatto, e anzi sei arrivata opportunissimamente, perchè Giulio ha appunto qualche cosa a dirti.

Albina volse verso il giovane il suo sguardo limpido e il volto suffuso di rosea tinta, con uno stupore forse non del tutto naturale.

— A me? — domandò.

Giulio, pallido pallido, mosse le labbra, ma non fu capace di mandar fuori una parola.

— Sicuro! — rispose il Respetti. — È una confidenza che egli ti vuol fare... E siccome a me l’ha già fatta, ed è superfluo ch’io l’ascolti due volte, così vado pe’ fatti miei e vi saluto.

Salutò effettivamente, strinse la mano alla fanciulla e poi a Giulio, e sparì dietro la portiera, lasciando in presenza i due giovani commossi, cogli occhi bassi, col seno agitato.

Fu Albina che ruppe prima il silenzio.

— Vuoi farmi una confidenza?... Ebbene parla, Giulio, t’ascolto.

Il giovane chiamò a sè tutto il suo coraggio e trovò tanta voce da poter dire in modo intelligibile delle parole che a lui parvero audacissime.

— Ecco!... La confidenza è questa... Da un po’ di tempo io sono assai infelice... e questa mattina ho udito tal cosa che se si avverasse ogni bene sarebbe finito per me.