La fanciulla rispose con voce affettuosa:
— Che tu Giulio soffra me ne sono accorta anch’io; e quasi te ne ho voluto che non ne dicessi a me la cagione...
— Dirtene la cagione... a te!... o mio Dio!
— Che non cercassi almeno uno sfogo, un sollievo nella nostra buona amicizia... Ora, tu vuoi finalmente confidarti meco?... Meno male; e comincia dunque per dirmi qual’è quella cosa che avverandosi ti rapirebbe ogni bene.
Giulio esitò un momento, si fece ancora più pallido, e poi scarlatto, chiuse gli occhi come chi sta per precipitarsi in un abisso e disse in fretta:
— Quella cosa... è il tuo matrimonio.
Albina divenne leggermente rossa — come una rosa di maggio — fin sulla fronte.
— Ah!... E dove hai sognato di simil cosa?
— Non sai nulla?... Il conte di Camporolle ha domandato la tua mano.
— Davvero?