— Non è un’assurdità, dopo essere stati insieme fino alle dieci, andarsi a impostare là sotto per prendere il fresco notturno e far dir chi sa che cosa alla gente?
— Ma io non ti ho mai veduta abbastanza; ma in presenza degli altri non oso guardarti come vorrei! — Il coraggio gli era venuto; prosegui con più calore: — Quella luce che esce dalle tue finestre è per me uno splendido astro, e io a contemplarla finchè sparisce provo una emozione, una tenerezza che mal ti saprei dire.
— Questo non è ancor tutto: c’è di più.
— O Dio! Che cosa?
— Saranno quindici giorni, io aveva appuntata qui al petto una rosa.
Giulio arrossì e si confuse.
— Il gambo si è rotto, e il fiore è caduto senza che io me ne accorgessi.... — e vi fu chi lo raccolse subito.
— Hai visto anche questo?
— Ed altro! — soggiunse vivamente Albina arrossendo anch’essa.
— L’ho baciata con trasporto quella rosa.... Ah credevo che nessuno mi vedesse.... e poi l’ho riposta qui sul mio cuore.... qui dove c’è ancora come un tesoro, come un talismano.... dove ci starà sempre finchè avrò vita.