Le ultime parole furono pronunziate con un accento di sì profondo disprezzo da schiacciare il coraggio del più temerario; Matteo, lui, non si commosse, continuò in quel suo atteggiamento umile e dimesso, e riprese sottovoce sempre, ma chiaro, lento e a parole misurate:
— Mi faccia la grazia d’ascoltarmi, e vedrà... C’è pure una favola che dice come un leone caduto nella rete potè essere salvato da un umile topolino: immagini che in quest’occasione io possa aver la parte di quel debole animaluccio, anzi con tanto maggiore efficacia che ora è il topo medesimo che può far cadere nella fossa il leone.
La contessina corrugò le dorate sopracciglia e stette un momento le labbra serrate come a meditare, poi crollò il capo e disse col medesimo accento:
— Non ho tempo e voglia di spiegare i vostri enimmi; parlate apertamente se pur desiderate ch’io v’intenda.
— Ho detto che avevo da parlarle intorno all’avvenire di lei...
Albina fece un atto pieno di alterezza, che significava il suo avvenire non potere in nessun modo avere attinenza con fatti o cose che riguardassero chi le parlava.
— E quindi, poichè Ella lo desidera, le dirò subito, senz’altra preparazione, che il suo matrimonio col cavaliere Giulio, non deve, non può aver luogo.
La nobile fanciulla questa volta interruppe con un grido di sdegno.
— Non una parola di più, signor... Arpione. Voi abusate stranamente della mia bontà, della mia debolezza ad ammettervi al mio cospetto. Ho già sentito troppo e vi prego... vi comando di partire.
— Perdoni... — disse Matteo più umile e supplichevole di prima: — abbia la bontà di ascoltarmi con animo pacato: è pel suo bene, pel suo interesse...