— Lei forse non ha badato bene alle mie ultime parole...
— Uscite! — e tese di nuovo con atto d’imponente comando la mano verso la porta.
— Io le ho detto che ho le prove...
— Uscite! — tuonò la fanciulla con voce di tanta forza che non si sarebbe creduta possibile in sì delicata persona, e nello stesso tempo ella diede una strappata al cordone del campanello.
— Ella se ne pentirà, — disse affrettatamente Matteo pur camminando verso l’uscio. — Ho in mio potere una lettera di suo padre... l’ho qui meco... Lei può vedere se io dico bugia... — (E trasse sollecito dal portafogli il mezzo foglio che ci aveva riposto la sera prima); — Eccola... Ella conoscerà bene la mano di scritto?... — (Tendeva la carta verso della fanciulla). — E se Lei non mi ascolta, se Lei mi scaccia, questa sera medesima io farò stampare e pubblicare su qualche giornale questo scritto, coi commenti...
Albina non potè frenare un primo impulso di curiosità, di ansiosa emozione; fece vivamente un passo verso quell’uomo, tese una mano come per prendere quel pezzo di carta ch’egli le porgeva; ma se ne pentì subito, lasciò cader la mano; però un freddo le corse per le vene: le pareva di riconoscere la scrittura di suo padre.
— Prenda, prenda: — diceva sollecito Matteo avvicinandosi di nuovo di due passi alla giovane: — oh glie la lascierò esaminare quanto vuole.
L’uscio si apriva in quella e compariva la Giustina, alquanto inquieta per la violenza con cui era stato suonato il campanello. Vedeva in quel punto il vecchio che porgeva una carta alla signorina e questa che pareva esitare a prenderla.
— La contessina comanda qualche cosa?
— Sì... — rispondeva un po’ confusa la giovane arrossendo per la piccola bugia che stava per dire, per la vergogna di cedere alla potente, dolorosa curiosità che l’aveva invasa: — posso aver bisogno di qualche domestico; faccia il piacere, Giustina, di ordinare che uno stia pronto costì nella mia anticamera.