— Mio padre avrebbe dunque?... Sarebbe stato?... — le brutte, orribili parole che dovevan finire quelle frasi non poterono essere pronunziate. Ella si coprì un momento il volto con quelle sue piccole mani d’alabastro che tremavano, e fra le dita sottili e affusolate scorsero come due perle le lagrime contenute fin allora dalle lunghe ciglia dorate; ma rialzò tosto il capo sicura, e superba. — No; — esclamò: — non è possibile, non è vero, non è.

— Eppure... — disse ancora più piano l’usuraio: — questa confessione...

— Non ci credo: — interruppe vivamente Albina. — Ho in me una voce segreta che mi afferma ciò non esser vero...

— Ma questa voce segreta, — soggiunse Matteo sempre sommessamente, — non parlerà al pubblico...

Ella si riscosse dolorosamente.

— Voi avreste il coraggio di pubblicare?...

— Si, contessina... Ma solamente allora quando vedessi che Ella non vuole accettare le mie proposte.

La fanciulla fece un moto pieno di alterigia e disprezzo.

— Ah! — esclamò. — Avete ragione. Voi siete venuto qui per vendermi quella carta.

— No! — gridò con qualche veemenza Matteo.