Donna Adelaide scoccò uno sguardo penetrante su Alfredo e con maggiore vivacità e confidente domestichezza, interrogò:

— Lei ama davvero e molto la mia Albina?

— Oh con tutta l’anima! — proruppe il giovane, la voce, gli sguardi, l’aspetto pieni di fuoco: — tanto, veda, che non oserò mai dire neppure alla contessina, che non sono capace di esprimere neppure ora qui, a Lei, la cui squisita bontà mi incoraggia così generosamente. Io non vivrò che per essa: ogni mio atto, ogni volontà, ogni pensiero dipenderanno da Lei soltanto...

La contessa guardava di nuovo il ritratto.

— Ah possa Ella amare e render felice la figliuola, come colui che ci guarda da quella tela amò e fece felice la madre!

Camporolle si volse egli pure a quel dipinto.

— Farò ogni mio possibile per ciò, lo giuro per la santa memoria del genitore della contessina; a quella santa memoria domanderò le ispirazioni, ed Ella, contessa, che avrò la fortuna di chiamar madre io pure, Ella vorrà aiutarmi e suggerirmi co’ suoi consigli, co’ suoi ammonimenti. Oh creda che, in ogni cosa e tanto più in quanto riguarderà la felicità della mia compagna, Ella troverà sempre in me la zelante sommessione e la sollecita obbedienza d’un figliuolo.

La contessa non ebbe tempo a rispondere che con un sorriso e un cenno del capo: l’uscio venne aperto ed entrarono Ernesto ed Albina.

Quest’ultima era un po’ più pallida dell’usato, ma le sue fresche guancie di diciassette anni non serbavano traccia delle lagrime che in segreto vi erano scorse sopra; lo sguardo era velato dalle lunghe ciglia abbassate, ma gli occhi non erano più arrossati dal pianto che avevano pur versato, non visti, con tanta amarezza. S’avanzò sicura, con una certa alterezza, e insieme modesta; si fermò presso la madre e levando un poco le ciglia mandò uno sguardo non ad alcuna delle persone viventi che lì si trovavano, ma anch’essa al ritratto di quel morto che era stato suo padre.

— Eccomi: — diss’ella poi con quella sua voce soave come nota di flauto d’argento, quasi per sollecitare le parole, che stavano per essere pronunziate, come impaziente d’averle udite, d’aver finito quello per cui era venuta.