— Albina, — disse la madre prendendole la destra; — questa tua mano ci viene domandata dal conte di Camporolle; io e tuo fratello maggiore gliel’abbiamo accordata e gli abbiamo fatto sperare che tu non avresti contraddetto alla nostra risposta.
Vi fu un momento di silenzio; la fanciulla parve raccogliersi, esitare, le sue sopracciglia si corrugarono leggermente e le labbra quasi scolorite si serrarono; Alfredo, oppresso da inesprimibile emozione, si appoggiò alla spalliera d’una seggiola vicina; il cuore gli batteva così concitato che parevagli dovessero sentirlo tutti i presenti. Albina, quasi involontariamente, come attratta da un influsso magnetico, fece sguizzare uno sguardo verso il giovane; la vista di quel bel volto pallido, ansioso, supplichevole, che pareva d’uomo la cui vita dipendesse da un cenno di lei, forse valse eziandio a rincalzare la risoluzione in lei già ferma e precisa, ma che, a quel momento fatale di prendere un irrevocabile impegno, non trovava il coraggio di estrinsecarsi; ella s’inchinò innanzi a sua madre, ne baciò la mano e rispose:.
— La risposta data da Lei mia madre e da mio fratello, è la mia.
Camporolle mandò un’esclamazione che era un sospiro di sollievo, un grido soffocato di gioia.
— Ah signorina! — disse con voce rotta e quasi affannosa: — tutto il mio sangue pel tesoro di queste sue parole.
La contessa che aveva ritenuta con una mano quella di Albina, porse l’altra ad Alfredo che si affrettò a porre in essa la sua destra.
— Ebbene, — diss’ella commossa guardando il ritratto del defunto marito: — sieno questi i vostri sponsali, e questo momento per voi solenne possa essere principio per ambedue di una felicità, quale ho avuta io col mio povero Ernesto....
La voce le si estinse fra le lagrime; Albina le cinse colle sue braccia il collo e baciandola, appoggiandole sulla spalla il suo bel capo, esclamò:
— Mamma! Mamma!... Non pianga.
Alfredo sollevò fino alle sue labbra la mano della contessa Adelaide e vi pose un lungo bacio.