— Ebbene essa ti dirà tutto.... abbi coraggio, mio caro; ricordati che sei uomo, ricordati che sei un Sangré; e se da solo non ti parrà possibile avere tanta forza da resistere al colpo, salta in un treno, corri a Genova da me, e vedrai che io ti saprò trovare qualche conforto.
Giulio rimase così stordito che glie ne mancarono le parole: Ernesto l’abbracciò e baciò ancora una volta, gli disse ancora all’orecchio la parola: «coraggio!» e si slanciò sul marciapiedi per allogarsi nel treno a cui il capo-stazione dava già il cenno della partenza.
Il fischio della locomotiva riscosse il povero giovane per cui già era certa la maggiore delle disgrazie che gli potessero capitare: la perdita d’Albina. Si avviò lentamente verso il palazzo della zia, sentendo ad ogni passo accrescersi lo sgomento ed il dolore, e quando giunse alla meta gli restava appena tanto di forza da domandare al domestico se avrebbe potuto parlare alla contessina.
— Sì, signor cavaliere, — rispose il servo — si compiaccia di passare nel salone.
Quel salone vasto, elegante, solenne, parve a Giulio una paurosa solitudine: ci si fermò in mezzo dubbioso ed esitante; i suoi occhi corsero e si fermarono sul gran quadro alla parete principale: da quella cornice dorata pareva guardarlo la dignitosa figura del conte-presidente. Ma in quel momento il giovane credette scorgere, anche in quel volto dipinto, un’espressione di pietà, di rimpianto verso di lui, quale aveva visto poc’anzi sulla faccia d’Ernesto. Andò a metterglisi innanzi a due passi, e giungendo le mani in atto di preghiera, esclamò forte:
— O zio, Lei mi voleva pur tanto bene! Lei mi disse pur tante volte che avrebbe voluto farmi felice!... A Lei mi raccomando. Oh non voglia che mi colpisca la maggior disgrazia! oh faccia ch’io non abbia da perdere Albina!
Un singhiozzo l’interruppe: egli si volse di scatto: dietro a lui a due passi stava Albina che nascondeva il suo dolore e le sue lagrime coprendosi colle manine il volto.
XVI.
Giulio corse sollecito dalla cugina, le abbassò le mani e vedendone le lagrime, esclamò disperato:
— Tu piangi!... O Dio! che cosa posso io fare per asciugare il tuo pianto?... Oh dimmelo, se pure io ci posso qualche cosa.